Non chiamatelo calzolaio: Schettini, il Maestro Ciabattino di Bari vecchia
Nel suo nuovo atelier Piero Schettini rinnova il design di calzature proponendo una tradizione sostenibile capace di superare le mode.
C’è una memoria che torna, come una suola battuta mille volte sullo stesso banco. È il passo dei nonni di Piero Schettini che, dopo un’esperienza in Australia, scelsero di rientrare a Bari. Tornarono e riaprirono la bottega lasciata in via Quintino Sella: un laboratorio di calzature che, nel silenzio delle estati e nelle pause da scuola, cominciò a parlare anche a Piero. Era il tempo dell’apprendistato inconsapevole, fatto di occhi attenti e paghette promesse da un padre che voleva tramandare non solo un mestiere, ma un gesto di resistenza. Oggi Piero Schettini è un mastro ciabattino, un designer artigianale che ha scelto di non scendere a compromessi con la logica del consumo. Nel suo Atelier in strada Filioli 31 a Bari vecchia, le sue scarpe sono storie che si indossano ai piedi.
Come hai iniziato questo lavoro e cosa ha significato per te raccogliere questa eredità familiare?
«Il mestiere me l’ha trasmesso mio padre, ma l’ho visto fare prima di tutto a mio nonno. Passavo i pomeriggi con lui in bottega. Era un modo per stare insieme, ma anche per imparare. Poi mio padre ha iniziato a darci lezioni vere e proprie di calzoleria: ci invitava in garage, promettendoci una paghetta. Dopo la morte di mio nonno, mio padre ha continuato con noi. È così che ho capito che voleva davvero passarci il testimone.»
Quando hai deciso che questa sarebbe stata la tua strada?
«Dopo il diploma ho fatto il militare, e lì ho capito che l’artigianato poteva ricompensarmi di tutto quello che non avevo trovato altrove. Sentivo che c’era qualcosa di bello nel lavoro delle mani. Ho sempre avuto la visione dell’impresa, anche grazie alle esperienze lavorative che ho avuto affiancando imprenditori. Sono stati esempi importanti, tanto quanto la mia famiglia.»

Qual è stata secondo te l’epoca in cui il design della scarpa ha avuto il suo picco?
«Dal punto di vista tecnico e stilistico, secondo me la massima espressione della calzatura si è raggiunta fino al 2012-2015. Dopo quell’epoca, ho capito che dovevo tornare alla massima espressione del fatto a mano, ai materiali nobili, e continuare a lavorare sulle tecniche che fanno durare un prodotto nel tempo.»
In che modo la tua filosofia si oppone al fast fashion?
«Io credo che l’artigiano debba lavorare sulla qualità, non sulla quantità. Una scarpa industriale si monta in 20 minuti, la mia può richiedere anche otto ore. Ma è una scarpa che dura. E se dura, è sostenibile. Anche economicamente, non solo ambientalmente. La durata è una forma di resistenza.»


Quali materiali utilizzi per unire sostenibilità e durabilità?
«Lavoro con cuoio vegetale, che deriva dalla lavorazione di scarti alimentari. Quindi è già un materiale riciclato. Poi, la lavorazione manuale richiede materiali nobili, come la vera pelle. Una scarpa fatta bene può durare decenni, soprattutto se è progettata per essere riparata e modificata nel tempo.»
Puoi raccontarci qualcosa della tua collezione “Assioma”?
«Si chiama così perché rappresenta per me una certezza: le mie scarpe calzeranno comode e manterranno il loro valore nel tempo. È una collezione di sandali con due modelli unisex, che attraverso il loro design garantiscono la perfetta calzata della taglia. Ogni modello nasce da una relazione: Herz, Lolita, Natasha, Alfredo e Alexander. Sono tutti nomi legati a persone che hanno creduto nel mio lavoro e mi hanno spinto a creare qualcosa di unico per loro. Il nodello Ancient Heart ad esempio, ispirato alla forma del fiore di loto, ha lo stesso nome del primo album di una cantautrice a cui sono legato, Tanita Tikaram»

Oggi, la bottega di Piero non è solo un laboratorio, ma un presidio silenzioso di bellezza consapevole. In un tempo in cui tutto corre, si consuma e si getta via, qui si lavora lentamente, con attenzione e rispetto. Le scarpe che nascono dalle sue mani raccontano storie di resistenza, di cura, di memoria. Non inseguono la moda: la attraversano, la oltrepassano. Sono progetti di vita che camminano lontano, passo dopo passo. E mentre fuori le vetrine cambiano a ogni stagione, Piero continua a cucire con pazienza la sua visione: una scarpa ben fatta è una promessa mantenuta.


