Palazzo Colonna de Robertis, il volto eclettico del Libertà
Un reportage sul meraviglioso palazzo eclettico in via Crisanzio a Bari
Se pure Bari si configuri come una città che tende a celare i propri tesori più preziosi dietro l’ uniformità del tessuto urbano, l’interrogativo sul volto del quartiere Libertà trova risposta non tanto nell’omaggio alla stagione del Liberty quanto nella capacità di determinati edifici di farsi interpreti di un’eleganza senza tempo.
Un’estetica nascosta che Maestrale Magazine celebra attraverso un esclusivo reportage fotografico, di cui offriamo qui un’anteprima critica, destinata a essere scoperta e approfondita nella sua interezza sulle pagine del nostro secondo numero cartaceo.

Il Palazzo Colonna de Robertis in via Crisanzio a Bari diventa emblema di una simile attitudine, rivelando un’architettura che rappresenta uno dei migliori esempi del patrimonio architettonico barese. Costruito sul finire dell’Ottocento, l’edificio è oggi uno degli esempi più fulgidi di quel gusto eclettico che a Bari ha saputo fondere con sapienza suggestioni artistiche remote, tramutando la pietra in un racconto corale.

Palazzo Colonna de Robertis, uno dei tesori di architettura eclettica a Bari
Sebbene l’esempio più celebre di questa sensibilità estetica sia universalmente riconosciuto nel Palazzo Fizzarotti, è nel cuore del rione Libertà, proprio lungo le direttrici che devono la propria identità storica allo stile Liberty, che lo stabile affacciato su via Crisanzio rivendica una dignità architettonica pari ai grandi palazzi storici del centro murattiano.
Qui l’eclettismo si sostanzia in un dialogo tra la solida compostezza del Classicismo e la sinuosa leggerezza tipica dell’Art Nouveau, offrendo un prospetto che si distingue immediatamente per la straordinaria forza espressiva. Una sequenza di colonne dai capitelli corinzi scandisce infatti la facciata, esaltando cornici finemente ornate da motivi floreali.
Si tratta di un’estetica colta, che sembra sfidare apertamente le logiche della città di commercio per restituire al rione una dimensione monumentale, ricordandoci come il patrimonio artistico barese viva anche al di fuori dei percorsi turistici convenzionali.

Palazzo Colonna de Robertis e il cortile esagonale
Varcando la soglia di Palazzo Colonna de Robertis, si viene immediatamente proiettati in una dimensione in cui la luce cessa di essere un elemento naturale per farsi materia architettonica. Superato il lungo androne, lo spazio si schiude infatti su un cortile interno di forma esagonale, nucleo nascosto che spezza la rigida ortogonalità delle tradizionali geometrie urbane.
All’interno di questo perimetro, la narrazione si fa decisamente più intima, svelando ingressi e finestre che si aprono in bifore di derivazione medievale, rilette tuttavia dalla sensibilità di inizio Novecento con una cifra di sorprendente modernità. Il fulcro dell’intero complesso risiede nel lucernario superiore, la cui trasparenza consente alla luce di inondare l’atrio, mettendone in risalto il ricchissimo apparato ornamentale; tra trame floreali, figure angeliche e fanciulli che sembrano sorvegliare il transito dei residenti, l’edificio si rivela un modello virtuoso di conservazione, merito di un restauro filologico che ne ha preservato non solo la solidità strutturale, ma anche quella densità decorativa che lo rende una tappa imprescindibile per comprendere l’evoluzione dei palazzi d’epoca a Bari.

Tra storia e cinema: da Aldo Moro al set di “Percoco”
Al di là dell’armonia delle forme, è la stratificazione della memoria storica a nobilitare l’essenza di Palazzo Colonna de Robertis, le cui mura sono state testimoni di passaggi e singolari coincidenze narrative. Pochi sanno, infatti, che proprio all’interno di queste stanze pose le basi del suo primo studio legale un giovane Aldo Moro, una presenza che conferisce all’edificio un valore storico e civile inestimabile, elevandolo a custode silenzioso della formazione intellettuale di una delle figure più rilevanti della nostra storia repubblicana.

Questa severa e a tratti austera solennità non ha mancato di esercitare il proprio fascino anche sul cinema contemporaneo, tanto che l’impatto visivo degli ambienti interni e l’atmosfera sospesa del cortile hanno indotto la regia del film “Percoco” a eleggere il palazzo a fondale espressivo per alcune scene. Si tratta di un legame con la più cupa cronaca nera barese che si fa ancor più serrato ove si consideri come uno degli inquilini più anziani dello stabile fosse stato un conoscente diretto dello stesso Franco Percoco.
Una simile sovrapposizione di storie, tesa tra la politica e il dramma criminale, dimostra come l’architettura non si riduca mai a una questione di pura estetica, configurandosi piuttosto come un vivo contenitore di umane vicende.
Continuare a indagare e raccontare la complessità di questi luoghi costituisce la missione profonda che perseguiamo con Maestrale Magazine, muovendo dalla convinzione che la consapevolezza critica del patrimonio comune sia l’unico viatico per abitare la città con occhi nuovi. Se questa esplorazione tra i segreti del quartiere Libertà ti ha affascinato, il viaggio continua tra le pagine del nuovo numero cartaceo e digitale di Maestrale Magazine: qui abbiamo raccolto storie, analisi e visioni che, proprio come Palazzo Colonna de Robertis, cercano di unire i frammenti della nostra identità culturale in un unico, grande racconto.



