Da Talomedz Bari suona il suo lato B
Talomedz è il vinyl bar che ti farà reimmaginare la movida a Bari
ADV – Ad angolo tra via Quintino Sella e via Crisanzio, un grande locale a vetrate ospita da qualche anno Talomedz, il vinyl bar fondato da Alessandro Patruno a Bari. Qui si possono ascoltare e acquistare vinili selezionati, bere un cocktail o assaggiare i piatti preparati al momento. In questo luogo infatti Alessandro ha unito le sue passioni, musica e cucina. Un luogo ai margini dalla solida movida del centro, e per questo molto raccolto quasi sospeso, che ti proietta subito in un contesto estero. Talomedz ha saputo cogliere il lato più sottile di Bari, il suo lato B, proprio come nei vinili.

Questa storia inizia in realtà nel 2011, quando Alessandro lascia l’Italia e parte per l’Inghilterra, attratto da una scena musicale che qui non esisteva. Leeds, Londra, Bristol: città attraversate seguendo il ritmo dei club, delle correnti elettroniche, di una cultura notturna che diventa prima osservazione, poi abitudine, poi linguaggio. Resta lì quasi cinque anni, finché qualcosa cambia. Non è una rottura netta, più una stanchezza silenziosa: la mancanza del sole, forse, o semplicemente il bisogno di muoversi ancora.
Da quel momento il viaggio si allarga. Spagna, come passaggio e preparazione. Poi il Sud America, attraversato senza fretta: Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador. La California, il Messico, un ritorno breve in Europa, poi l’Australia, l’Asia. Un movimento continuo, guidato da un’idea semplice: vedere più luoghi possibili lavorando come chef nei locali del mondo, accompagnato sempre in sottofondo dalla musica. Quella una volta entrata nella vita, è lì per restare.

Il ritorno in Italia avviene per casualità, o meglio per un volo cancellato. In questa sospensione però qualcosa si riattiva: ritrova i suoi giradischi, la sua collezione di vinili, tutto quello che era rimasto in pausa. Dopo anni lontano dalla musica come centro gravitazionale, il ritorno è quasi fisico, urgente. Riprende a cercare dischi, a collezionare, a rientrare in quel mondo. Poi, quasi per gioco, inizia a venderli da casa.
Nasce così una prima forma di progetto. Un account Instagram, tre video al giorno, selezioni di dischi meno conosciuti, più ricercati. Ma soprattutto un’intuizione semplice: cambiare il modo in cui i dischi vengono spediti. Non invii singoli, ma accumulo. I clienti comprano, mettono da parte, decidono quando spedire. Un dettaglio logistico che diventa un vantaggio reale, soprattutto per chi acquista dall’estero. Il risultato è immediato: ordini da tutto il mondo, dall’America all’Australia, con Bari come centro operativo.
Talomedz nasce così, prima ancora del locale. Un sistema costruito su selezione, fiducia e relazione diretta. A un certo punto, però, si apre una scelta. Ripartire ancora o restare. Continuare a muoversi oppure fermarsi e costruire qualcosa di proprio. La risposta arriva quasi naturalmente: unire le due cose che conosce meglio, la musica e la ristorazione
Talomedz è il listening bar dalla cucina internazionale
Questo listening bar nasce quindi da un sovrapposizione. Non come concept studiato a tavolino, ma come celebrazione di un percorso. I dischi, che prima viaggiavano in scatole, trovano posto accanto al cibo. La selezione musicale entra nello spazio fisico. La cucina, maturata negli anni di lavoro come chef in diversi paesi, diventa l’altra metà del racconto.
Anche il nome porta con sé questa dimensione casuale, quasi ironica. Nasce in Inghilterra, dove gli amici di Alessandro impazzivano per l’Oki chiedendogli questa “Italian medicines”. Storpiato, abbreviato, ripetuto, diventa Italomedz e infine Talomedz. Il logo è una sintesi visiva di tutto questo: una pillola con un cappello da chef che assaggia un disco. Perchè qui i vinili vengono consegnati nel cartone della pizza.

Ed ecco che tutta questa storia è raccontata nel menù pensato dal pranzo alla cena. Si passa dalle tapas e dai crostini a piatti più strutturati, come i burger – tra cui “Un americano a Bari” – o le Jack Potato, che diventano quasi un piccolo mondo a parte. Alcuni piatti raccontano bene questa identità ibrida, come l’uovo maledetto, rilettura barese dell’eggs benedict con capocollo e caciocavallo fuso, o i dumplings del giorno, che cambiano e non si fissano mai davvero.
Accanto a questo, una parte più immediata e conviviale costruisce il ritmo dell’aperitivo, tra snack e piatti da condividere, con un’attenzione costante anche alle proposte vegetariane, che qui non sono un’alternativa ma parte naturale del menu.

Anche il nome porta con sé questa dimensione casuale, quasi ironica. Nasce a Londra, da una battuta tra amici. “Italian medicine”: così venivano chiamate alcune medicine comuni in Italia ma sconosciute all’estero. Storpiato, abbreviato, ripetuto, diventa Talomedz. Un nome che resta, come restano certe parole nate per caso. Il logo è una sintesi visiva di tutto questo: una pillola, un disco, un cappello da chef. Tre elementi che non cercano di spiegarsi, ma convivono.
Talomedz, in fondo, è questo. Un luogo in cui un percorso personale, fatto di spostamenti, interruzioni e ritorni, trova una forma stabile. Non definitiva, ma abbastanza solida da restare.


