Santa Maria del Buon Consiglio, la chiesa a cielo aperto
I ruderi di questa chiesa medievale a Bari vecchia custodiscono una storia di rivalsa
Tra la Basilica di San Nicola e il sito archeologico di San Pietro, in una piccola piazza nascosta nel dedalo di Bari vecchia, resistono i ruderi di una chiesa che un tempo si chiamava Santa Maria del Popolo. Oggi la conosciamo come Santa Maria del Buon Consiglio, ma dietro al cambio di nome si intrecciano storie e leggende, riti collettivi e rivolte popolari. In questo lembo di pietra, dove la città sembra sospendersi tra la fede e la memoria, si custodisce uno degli episodi più affascinanti — e meno conosciuti — della storia barese. Quello che non passa, però, è il fascino discreto di questo luogo medievale, che continua a raccontare, in silenzio, un altro tempo.
La costruzione della chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio

L’attuale piazzetta che accoglie i resti della chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio ci restituisce una visione chiara, seppur frammentaria, delle tre grandi fasi storiche che hanno segnato l’edificio. La struttura originaria, fondata tra IX e X secolo, era una chiesa a tre navate con una sola abside, scandita da pilastri e dotata di un pavimento musivo in formelle policrome di marmo e cotto, disposte in motivi geometrici. Di questa fase, oggi si conservano piccoli frammenti del mosaico pavimentale più antico.
Nel corso del XII secolo l’edificio subisce un importante rifacimento: vengono introdotte colonne e capitelli di spoglio al posto dei pilastri originari, mentre il pavimento viene completamente rinnovato con blocchetti di calcare e marmo policromo, disposti in quattordici riquadri nella navata centrale, in un’elegante composizione di motivi vegetali e geometrici. Le sei colonne visibili oggi appartengono a questa fase, e i loro capitelli corinzi richiamano quelli conservati nel cortile del Castello Svevo, probabilmente provenienti dallo stesso ciclo decorativo.

Una terza fase si colloca tra XVII e XVIII secolo, quando l’edificio fu profondamente ristrutturato: venne innalzato il pavimento, inserite nuove murature e ridecorati gli interni con stucchi e intonaci che lasciano intuire un apparato decorativo barocco. Si suppone che in questo periodo le navate laterali fossero coperte da volte. Di questi interventi resta visibile un tratto perimetrale della muratura e alcune tracce dei pilastri centrali.
Lo scavo archeologico ha inoltre rivelato la presenza di due sepolcreti, uno alto-medievale e uno medievale, collocati nella zona absidale e lungo le navate: tombe a fossa e a cassa, alcune delle quali corredate da oggetti come ceramiche, monete, fibbie e monili. Si tratta di una testimonianza preziosa della continuità d’uso del luogo sacro, che aveva inglobato una precedente area cimiteriale. Il più antico sepolcreto fu in parte danneggiato dalla successiva costruzione di una galleria-cisterna.
Attraverso questi elementi oggi visibili – la navata, le colonne, le pavimentazioni e le tombe – si ricompone la storia architettonica stratificata della chiesa, che attraversa dieci secoli e ci permette di leggere con gli occhi del presente la profondità della sua memoria.


La demolizione a Bari vecchia dell’edificio di Santa Maria del Buonconsiglio
La storia della chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio non si esaurisce nella sua architettura. Dopo la ristrutturazione del XII secolo, che comportò l’inserimento delle colonne romane di spoglio al posto dei pilastri originari, la sua funzione cambiò profondamente. A partire dal 1560 e fino al 1824, l’edificio fu trasformato in monastero e affidato a una comunità di monache che seguivano la regola di Sant’Agostino, note a Bari come le “Rocchettine”. Il monastero aveva una vocazione sociale: offriva assistenza e accoglienza a giovani orfane, svolgendo un ruolo silenzioso ma essenziale nella vita della città.
Dopo il 1824, la chiesa cadde in abbandono. Le strutture, ormai compromesse, non furono più oggetto di manutenzione fino alla definitiva demolizione dell’edificio nel 1939. Alcuni elementi furono tuttavia salvati: l’altare barocco, frutto delle trasformazioni seicentesche, fu smontato e trasferito nella chiesa di San Pasquale. Lì è tuttora conservato, testimonianza tangibile di un’epoca in cui la devozione si univa alla ricchezza dell’apparato decorativo. Se oggi il corpo della chiesa non esiste più, la sua presenza sopravvive nelle tracce lasciate nella pietra e nella memoria collettiva della città.

Perchè Santa Maria del Buonconsiglio si chiama così?
Sulla modifica del nome, avvenuta nei secoli, esistono diverse versioni. C’è chi afferma che la chiesa sia stata chiamata per un certo periodo perfino Santa Maria del Malconsiglio, quasi a portare il peso di una memoria controversa. Tuttavia, la versione più autorevole e antica resta quella dello storico barese Antonio Beatillo, che ne fa menzione in una delle sue cronache. Secondo il suo racconto, nel dicembre del 946 a Bari scoppiò una grave rivolta tra il popolo e i nobili di origine bizantina, culminata in violenti scontri e numerosi morti.
All’origine del conflitto c’era un’usanza sempre più invisa: durante i matrimoni, i nobili bizantini pretendevano di accompagnare le giovani spose all’altare, talvolta al posto dei familiari stessi. Una consuetudine che all’inizio era vissuta come gesto onorifico, ma che con il tempo era divenuta prevaricazione, generando disagio e malcontento tra la popolazione.Stanchi di subire, alcuni cittadini organizzarono un’imboscata nella chiesa, che all’epoca si chiamava Santa Maria del Popolo. Si nascosero all’interno armati e, al primo tentativo dei nobili di imporre la loro presenza, scoppiò la rivolta: ci furono morti da entrambe le parti e alcune famiglie aristocratiche furono estinte. Da quel momento, l’usanza fu definitivamente abolita. E per ricordare la decisione coraggiosa presa proprio tra quelle mura, la chiesa cambiò nome: Santa Maria del Buon Consiglio. Un nome che da allora evoca non solo saggezza, ma anche giustizia e autodeterminazione.



