Nicola Guastamacchia: l’arte che testimonia il tempo
Le opere dell’artista barese interpretano l’attualità universale e morale con un’intensità disarmante
Nicola Guastamacchia è l’artista barese che meglio rappresenta una generazione di cittadini e cittadine le cui coscienze sono sempre più coinvolte nelle dinamiche di potere globali. Classe 1990, dopo la laurea in Giurisprudenza studia Arte in Scozia e in Inghilterra. Qui avrà come guida il filosofo Peter Osborne, il quale avrà non poca influenza nel suo lavoro. Nell’estetica di Osborne – figlia di Hegel e Kant – il tempo ha un ruolo centrale, e diventa la categoria privilegiata del pensiero e dell’indagine artistica. Conclusi gli studi, dal 2017 al 2021 Guastamacchia è stato Exhibitions Manager presso la Richard Saltoun Gallery di Londra. Il suo lavoro sull’attualità lo ha portato a dialogare con diversi enti pubblici, fino alle sue prime mostre personali presso Fondazione Pino Pascali e presso l’Istituto Italiano di Cultura Tunisi. Oggi vive e lavora a Bari, dove ha contribuito a fondare Voga Art Project una galleria davvero unica nel panorama dell’arte contemporanea, perché spazza via il modello classico del gallerista con il compito di selezionare l’arte a favore di uno spazio completamente gestito dagli stessi artisti.
Le opere di Nicola Guastamacchia risultano essere politiche nell’accezione più alta di questo termine, come cura della comunità. Lo sono perché nel vuoto della politica – nell’accezione più bassa di questo termine – arrivano a costruire il senso delle narrazioni storiche e geografiche di cui oggi non siamo che inermi spettatori. Lo fa svelando le contraddizioni ideologiche, testimoniando tradizioni pericolosamente date per scontate, prevedendo i cambiamenti del futuro. L’arte concettuale diventa qui pratica concreta di rivoluzione. Convinto sostenitore dell’inclusione e ibridazione culturale, Guastamacchia sprigiona nelle sue opere il potenziale ribelle dell’arte contemporanea, indicando l’unica forma reazionaria che ormai sembra esserci rimasta: una rivoluzione culturale.
Tentando di riassumere e offrire una mappa interpretativa di questi dieci anni di attività dell’artista barese, ho di seguito categorizzato le sue opere più intense in base all’idea di cui sono testimoni. Filoni di ricerca che in parte si susseguono a livello cronologico, in parte si sovrappongono. Nei primi anni Guastamacchia si ritroverà a riflettere sul tema dei muri, come barriere ridicole. E proprio un’opera sotto forma di carta da parati si sovrappone con uno degli elementi più prolifici nella sua pratica artistica: l’acqua che unisce ma anche divide, quindi definisce, identifica. Da quest’ultimo punto in particolare prendiamo lo slancio per entrare in un terzo filone di ricerca in cui l’artista riflette sull’identità delle nazioni, non per coglierne lo spirito ma il cambiamento e le contraddizioni. Una ricerca che sfocia in una fase più recente, in cui Guastamacchia lavora sull’attualità geopolitica. Per un catalogo completo delle sue opere, rimando al sito dell’artista.
LA RICERCA ARTISTICA INTORNO AI MURI
Nel 2016 Guastamacchia si trovava a Budapest per una residenza, e da questa esperienza nascono i Wallies ovvero i muretti. Un termine affettuoso per indicare questi muri di legno fatti a mano, concepiti all’epoca del referendum ungherese contro le quote di immigrazione dell’UE, e della costruzione di una recinzione al confine con la Serbia. Il più grande dei Wallies è stato simbolicamente spostato e lasciato davanti al Museo di Storia Nazionale. Sul retro, presentano testi in diverse lingue che richiamano i contenuti di estrema destra del manifesto del governo Orban: “Lo sapevate che gli attacchi terroristici di Parigi sono stati commessi da migranti?”.
Quanto queste barriere siano delle pagliacciate, Guastamacchia lo dice esplicitamente in una installazione del 2017 dal titolo Sul concetto di alzare un muro ovvero il rendering di una recinzione stampata sul plexigass. La rigidità del pannello piegato contro il muro determina una curvatura che paradossalmente realizza un passaggio. Una situazione ridicola evidenziata dal disegno geometrico del profilo dello stesso pannello, disegnato accanto.

Pochi mesi prima del referendum sulla Brexit, Guastamacchia realizza una profetica serie su Londra. Si tratta di una serie di cartoline in cui sono raffigurate alcune delle principali attrazioni di Londra viste da dietro i muri vicini. A volte i muri erano enormi, altre molto piccoli. Una questione di prospettiva, in altre parole. Il formato della cartolina ha anche lo scopo di contrastare il legame che implica con la distanza suggerita dalle immagini reali.

London, 2016
LAVORI CON L’ACQUA
Ai fini del racconto sul prolifico lavoro di Guastamacchia, e in maniera assolutamente arbitraria rispetto alla cronologia, c’è un’opera che sovrappone il filone della ricerca sui muri a uno degli elementi più presenti nella sua ricerca, l’acqua. Si tratta di Can you sea? ovvero una carta da parati che evidenza ed utilizza come elemento decorativo il profilo in negativo del Mar Mediterraneo. L’opera è stata sviluppata nel corso di una residenza in Turchia, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, nel 2019. Si tratta di una carta da parati d’artista in cui il profilo negativo del Mar Mediterraneo è malcelato come un motivo decorativo astratto.

In Water goes public del 2021 Guastamacchia raccoglie due litri d’acqua in una borsa, una valigetta trasparente. In inglese “going public” è il processo di vendita di azioni di società che prima erano detenute privatamente, quindi quando qualcosa diventa pubblico quando il pubblico può iniziare a possederlo finanziariamente. È notizia recente che gli investitori possono ora acquistare azioni dell’acqua. Nel 2020, l’indice Nasdaq Veles California è diventato il primo strumento per la determinazione del prezzo dell’acqua sul mercato secondario. Paradossalmente, l’acqua – un bene pubblico per definizione – sta diventando di nuovo pubblica, ma in modo diverso. Ci sono sia sostenitori che detrattori di questo processo finanziario ancora poco chiaro. Le azioni sono già in crescita e il mercato dell’acqua sarà molto probabilmente un ottimo posto dove stare nei prossimi anni finanziari. Costituita da una valigia commerciale in PVC trasparente e impermeabile riempita d’acqua, l’opera unisce la trasparenza dell’acqua a un simbolo fondamentale del mondo della crescita economica.

Nel 2021 Guastamacchia realizza 32 metri quadri di mare (Mediterraneo) ispirato ai 32 metri quadrati di Mare Circa (1967) di Pino Pascali. L’installazione riflette sull’impossibilità, al giorno d’oggi, di immaginare e rappresentare il Mar Mediterraneo senza considerare la tragica crisi migratoria. Appropriandosi del titolo e del formato dell’opera di Pascali con alcune variazioni, l’opera è composta da 27 vasche quadrate in acciaio – tante quanti sono i Paesi membri dell’UE – contenenti acqua colorata con diverse concentrazioni di anilina rossa. L’anilina, già utilizzata da Pascali come blu, si ossida spontaneamente nel tempo, diventando rosso scuro. Questo effetto collaterale della sostanza chimica è il pretesto per riflettere su come noi, europei contemporanei, immaginiamo il nostro mare. L’opera è entrata nella collezione della Fondazione Pino Pascali ed è stata esposta per la prima volta nel luglio 2021. Nel novembre 2021 è seguita una presentazione personale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi.

L’apice di questa ricerca è Border strategy opera del 2021 non a casa scelta anche nel primo numero cartaceo di Maestrale Magazine. Questo lavoro presenta ironicamente un paio di braccioli da nuoto con il logo dell’Agenzia Frontex, il primo servizio in uniforme nella storia dell’UE. Sul sito leggiamo: “addestrate dai migliori e dotate delle più recenti tecnologie, le guardie di frontiera e costiere di Frontex sono pronte ad affrontare le sfide alle frontiere, contribuendo a garantire il corretto funzionamento dello Spazio Schengen europeo. Ciò include il supporto nella gestione della migrazione, la lotta alla criminalità transfrontaliera e alle attività di rimpatrio, nonché il sostegno alle autorità nazionali per rendere l’ attraversamento del confine sicuro e agevole per tutti i viaggiatori”. L’artista sottolinea come sia significativo che il sostegno umanitario non sia tra i compiti dichiarati.

Con l’opera Here and there del 2016, abbiamo una prova della fulminante sintesi dell’artista rispetto ai temi esistenziali. Questa vasca con cinque ciotole che contengono altrettanti pesci, è una scultura vivente sull’idea di paradossale incomunicabilità tra individui che vivono le stesse identiche condizioni. E proprio quest’ultima opera in cui l’acqua come abbiamo già detto unisce ma allo stesso tempo definisce, rappresenta un passaggio che si sovrappone perfettamente con il lavoro sulle identità nazionali e sovra nazionali.

LE INSTALLAZIONI SULLE IDENTITÀ GEOPOLITICHE
Nel 2022 a Fez in Marocco, Nicola Guastamacchia realizza un set di 6 stendardi in velluto di diversi colori ricamati a mano con filo di seta, insieme a una sarta e un artigiano del posto. L’opera dal titolo Chiaro come l’acqua affronta l’inevitabile collisione tra le culture mediterranee e, in particolare, tra quella europea e quella marocchina. Letto da sinistra a destra (secondo il senso di lettura occidentale), l’insieme dei banner sembra suggerire la trasformazione della bandiera marocchina in quella dell’Unione Europea. Letto da destra a sinistra (come si legge l’arabo), l’insieme suggerisce invece la graduale trasformazione della bandiera europea in quella marocchina. L’opera, i cui materiali lucidi suggeriscono in qualche modo la trasparenza dell’acqua, ipotizza diversi stati di trasformazione e ibridazione culturale e politica di realtà geograficamente vicine ma ancora profondamente distanti. La bandiera, come simbolo di identità e sovranità nazionale, viene ripensata e messa in discussione.

Il lavoro più complesso e strabiliante su questo tema è racchiuso nella mostra In Varietate Concordia realizzata nel 2022 presso il centro di ricerca Linea Project di Lecce, 2022. La locuzione latina che dà il titolo alla mostra coincide con il motto ufficiale dell’Unione, scelto per enfatizzare il multiculturalismo caratterizzante il progetto comunitario ma puntualmente contraddetto dall’ asincronia politica dei diversi stati. L’esposizione comprende diverse opere, di cui la più impressionante è uno spartito su cui sono stati sovrapposti i testi e gli spartiti degli inni degli stati membri dell’Unione Europea. Al pari di motti e bandiere, gli inni nazionali sono strumenti ideologici e demagogici, capaci di cementare musicalmente una comunità e divenire simbolo condiviso di appartenenza. Disciplinato giuridicamente e difeso dalla legge, l’inno è la traduzione in musica e poesia del progetto dello Stato moderno. Ha uno status diverso da qualsiasi altra melodia e va suonato con solennità e senza interferenze; da solo o, al più, prima di un inno straniero in segno di alleanza.

In contraddizione con questa prassi, In varietate concordia propone la lettura congiunta dei testi e degli spartiti degli inni degli stati membri dell’Unione Europea per guardare al rapporto tra le geografie culturali da questi espresse e le dinamiche transnazionali del nostro presente. Lo spartito è accompagnato dall’ installazione sonora Antiphøn realizzata dal compositore barese Marco Caricola. Al centro di questa composizione musicale c’è un sistema NTTS (Neural Text-to-Speech), una tecnologia che trasforma testi scritti in voci sintetiche, utilizzata qui in 26 lingue diverse. Questo sistema si intreccia con una memoria musicale che conosce le note degli inni nazionali dei 27 Paesi dell’Unione Europea, ma non i loro ritmi né i loro tempi. Il risultato è volutamente spersonalizzato: le voci artificiali leggono, una dopo l’altra, traduzioni automatiche e spesso imperfette del poema 1918 dell’ucraino Ostap Slyvynsky. Ogni filtro emotivo è eliminato, ogni enfasi cancellata, fino a dissolvere l’impatto comunicativo dei singoli elementi.

A completamento di questo ritratto sono dell’Europa, Guastamacchia realizza un archetto per violoncello il cui manico riporta l’espressione “wir betreten feuertrunken” tratta dall’ Inno alla gioia di Schiller che fu poi utilizzato da Beethoven nella Nona Sinfonia. Questo brano è l’inno ufficiale dell’Europa, però le parole di Schiller non hanno seguito lo stesso destino: il testo ultra-umanista, per qualche motivo, non fu ritenuto abbastanza universale. L’archetto con l’incisione “wir betreten feuertrunken” non è un’apologia del poema di Schiller, ma un focus su uno dei suoi primi versi, dove l’umanità è descritta “camminare ubriaca di fuoco” [verso il futuro]. L’arco è intatto ma logoro e la frase, a distanza di centinaia di anni, sembra essersi trasformata in un monito nemmeno tanto velato, se guardiamo all’ultimo pezzo di questa mostra: una fotografia del rappresentante bulgaro Angel Dzhambazki che conclude con un saluto romano il suo discorso in difesa dell’ “Europa delle nazioni” al Parlamento europeo nel 2022.
LE OPERE SULL’ATTUALITÀ GEOPOLITICA
I lavori più recenti di Guastamacchia riflettono sulle dinamiche geopolitiche globali. L’installazione La divisa militare di mio padre è ancora buona presentata nel 2023 presso l’Osservatorio Futura di Torino, racchiude lo spirito delle preoccupazioni legate a una guerra che sembra sempre più vicina. Se gli uomini e le donne torneranno al fronte basterà aprire l’armadio dei nostri genitori per recuperare una divisa militare. L’abbigliamento vintage è qui veicolo di un oscuro presagio, e il preloved diventa premonitore. Il lavoro presentato inizialmente come installazione si è poi evoluto in una performance dello stesso artista.

Tre orologi fermi alla stessa ora, decorati con i colori e le stelle della bandiera cinese, segnano il tempo di Taiwan. La Cina considera quest’isola parte del suo territorio, il presidente cinese Xi Jinping ha a lungo enfatizzato la riunificazione come obiettivo centrale, mentre Taiwan opera come una democrazia autogestita con un proprio governo e un proprio esercito. Perciò una delle domande che percorre gli ultimi trent’anni è: la Cina invaderà Taiwan? Agli occhi di molti potremmo vedere le cose cambiare drasticamente prima del 2028. Forse, più che degli orologi, sono tre cronometri che segnano un conto alla rovescia.

Nelle opere di Nicola Guastamacchia il tempo scorre come una corrente sotterranea, capace di intrecciare memoria, presente e futuro in un unico gesto artistico. È qui che l’arte smette di essere semplice contemplazione e si trasforma in un atto politico, nella sua accezione più nobile: cura e responsabilità verso la comunità. Nei muri che si sgretolano, nell’acqua che separa e unisce, nelle bandiere che si dissolvono in nuovi significati, Guastamacchia non cerca risposte definitive, ma espone le contraddizioni e le rende visibili. Dalla sua Bari, città di confine e di transito, l’artista innesta una riflessione che parte dal locale e arriva al globale, proponendo non solo un linguaggio estetico, ma una mappa per leggere il nostro tempo. In questa tensione costante tra identità e trasformazione, il suo lavoro diventa una dichiarazione: la vera rivoluzione oggi è culturale, e passa dallo sguardo di chi sa ancora interrogare il mondo.


