Lo stato dell’arte a Bari: intervista all’assessora alla Cultura Romano
Tra i tanti progetti in via di realizzazione, un’importante novità per vivere le notti baresi.
A Bari si sta aprendo una fase nuova per la vita culturale, soprattutto per i grandi contenitori in arrivo: il Museo del Mare, il Polo Bibliomuseale, e un locale nel centro cittadino che sarà destinato ad attività musicali e culturali notturne di cui stiamo dando notizia in anteprima. Una decisione inedita, che sarà ufficializzata nelle prossime settimane con una conferenza stampa, e che punta a dare alla città uno spazio stabile per la vita culturale serale, finora frammentata e priva di luoghi dedicati.
Per approfondire questo progetto e fare il punto su ciò che attende la città nei prossimi anni — dal Teatro Margherita al polo bibliomuseale dell’ex Caserma Rossani, dal futuro Museo del Mare alla direzione artistica del Teatro Piccinni — siamo andati a parlare con l’assessora alla Cultura del Comune di Bari Paola Romano.
Dalla sua precedente esperienza all’assessorato alla Pubblica Istruzione, cosa ha portato nel suo attuale lavoro alla Cultura?
Questa esperienza mi ha permesso di conoscere la città in profondità, anche nei quartieri più periferici, dove spesso si va solo a dormire e non a vivere davvero. È lì che ho visto quanto le istituzioni, negli anni, abbiano mancato appuntamenti importanti con le persone più giovani. Un esempio emblematico è il quartiere San Paolo, con i suoi 38 mila abitanti, che non aveva mai avuto una biblioteca. L’abbiamo aperta solo di recente. Quell’esperienza mi ha insegnato che per costruire politiche culturali efficaci bisogna partire dalla prossimità: portare la cultura nei quartieri, creare spazi accessibili e familiari, dove le persone possano sentirsi accolte. È un percorso lento, perché nei luoghi non centrali c’è inizialmente diffidenza verso le iniziative pubbliche. Ma credo che il compito di un’amministrazione sia proprio trasformare i non-luoghi in luoghi, avvicinare la cultura alla vita quotidiana delle persone.
Qual è la sua visione della cultura e quale ruolo dovrebbe avere nelle politiche cittadine?
L’obiettivo è far sì che la cultura diventi realmente per tutti. Questo significa renderla accessibile non solo dal punto di vista economico o logistico, ma soprattutto simbolico: deve essere percepita come qualcosa che appartiene anche a chi oggi la sente lontana. Quando le persone non partecipano ad attività culturali, spesso non è solo per mancanza di tempo o di risorse, ma perché non ne avvertono il bisogno. Questo accade quando non si è costruito nel tempo un rapporto con l’arte e la cultura, quando non ci si riconosce in esse. Per questo ritengo fondamentale creare contesti in cui ciascuno possa trovare un significato personale, uno spazio in cui rispecchiarsi. Accanto a questo c’è il tema dell’accessibilità fisica e sensoriale: i luoghi culturali devono essere fruibili da tutte le persone, comprese quelle con disabilità, con linguaggi, strumenti e spazi adeguati. Solo così la cultura può diventare un diritto effettivo e non un ambito riservato a pochi.
Dai lettori di Maestrale Magazine, tramite social, è arrivata la domanda delle domande: perché il Comune di Bari non organizza direttamente mostre?
Al momento il Comune non dispone di grandi contenitori propri adatti a ospitare mostre. Lo spazio principale destinato a questo scopo è il Teatro Margherita, che però è stato chiuso negli ultimi mesi per completare l’ultimo lotto di lavori. In attesa della sua riapertura, stiamo dialogando con altri soggetti — in particolare con il Ministero della Cultura — per poter utilizzare temporaneamente altri spazi di loro proprietà, come il Castello Svevo di Bari, che è un contenitore straordinario ma non comunale.

A che punto sono i lavori al Teatro Margherita e quale sarà la sua funzione?
Il Teatro Margherita fa parte del polo dell’arte contemporanea, definito da un protocollo d’intesa firmato tra Comune di Bari, Regione Puglia e Ministero della Cultura. La destinazione d’uso è vincolata: dovrà ospitare arte contemporanea, come previsto dai fondi con cui è stato restaurato. L’ultimo lotto di lavori, in fase di completamento, riguarda soprattutto l’accessibilità: climatizzazione degli ambienti, installazione di ascensori e riqualificazione delle sale laterali come la Sala delle Farfalle e la Sala della Ballerina. L’obiettivo è rendere fruibili tutti gli spazi, compresi i piani superiori (che ad oggi sono inibiti) anche a persone con disabilità.
Come sarà gestito il Teatro Margherita una volta terminati i lavori?
Stiamo lavorando all’ipotesi di costituire una fondazione pubblica per garantire una gestione stabile e ordinaria del polo dell’arte contemporanea. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con operatori e realtà del settore per definire modelli di gestione e linee programmatiche comuni.
In questo Polo dell’arte è compreso anche l’ex Mercato del Pesce.
L’ex mercato del pesce è anch’esso di proprietà comunale, ma i lavori sono sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari. La parte a piano terra è già stata restaurata e utilizzata in occasione di alcune iniziative, mentre la parte superiore necessita ancora di interventi. In futuro, una volta completata, sarà integrata nel polo dell’arte contemporanea, insieme al Teatro Margherita.
Mentre per questi contenitori dipendiamo da Ministero e Regione, la realizzazione del Museo del Mare al molo di Sant’Antonio invece è in capo al Comune.
Il cantiere dovrebbe concludersi entro il 2026. Occuperà circa 1200 metri quadrati al piano terra, mentre i livelli superiori resteranno accessibili come spazi pubblici. Sarà un museo che racconterà il rapporto fra la città e il mare sotto il profilo ambientale, storico e sociale, indagando i cambiamenti generati dalla navigazione e dall’incontro con l’altro. La gestione dovrebbe avvenire attraverso un partenariato pubblico-privato
I miei lettori chiedono se al Museo del Mare ci sarà uno spazio per i bambini.
Assolutamente sì.

Passando ad un altro teatro, il Piccinni è sicuramente uno dei contenitori comunali più prolifici. La direzione artistica è definita dall’agenzia regionale Puglia Culture, ma che ruolo ha il Comune di Bari nella programmazione?
Il Comune è socio di Puglia Culture e stabilisce, insieme all’organizzazione, le linee guida della programmazione. Ogni stagione viene costruita sulla base di indirizzi tematici definiti dall’amministrazione: per l’ultima edizione abbiamo chiesto una proposta fortemente orientata a temi sociali e politici come migrazioni, potere, patriarcato e guerre, con l’obbligo di ospitare prime regionali.
Come è stata applicata in concreto la politica di accessibilità?
Sono state introdotte repliche accessibili con lingua LIS e audiodescrizione per persone non vedenti, e un sistema di posti riservati e gratuiti per chi possiede la disability card e i suoi accompagnatori.
Uno dei nuovi contenitori più grandi che Bari aspetta di ricevere, è di proprietà del Comune di Bari, ed è l’ex Caserma Rossani. O almeno alcuni dei suoi locali.
Sì, è un immobile di proprietà comunale i cui lavori di restauro sono stati appaltati dal Comune di Bari e poi affidati in gestione alla Regione Puglia. Nei locali che si affacciano sul giardino Rossani, ad oggi ci sono state due mostre, ma proseguono i lavori per creare la più grande biblioteca del Mezzogiorno, con spazi per la consultazione, la ricerca, eventi e attività culturali. È il nuovo polo biblio museale della Regione Puglia, prevista l’apertura a breve.
Oltre ai grandi contenitori in via di apertura o riqualificazione, quali altri spazi culturali comunali sono oggi disponibili? Non moltissimi, o perlomeno con una capienza ridotta come Spazio Murat, l’Officina degli Esordi e il Fortino di Sant’Antonio.
A febbraio 2025 si sono svolte le consultazioni con i cittadini per raccogliere proposte sulla vita notturna di Bari, ora a che punto siamo e quali azioni saranno intraprese.
Il percorso di confronto con operatori e realtà del territorio si è concluso con un report che apre una nuova fase. L’esito più significativo è aver individuato uno spazio nel centro cittadino da destinare ad attività culturali serali e notturne, in particolare musicali. È stato scelto per la sua compatibilità con il contesto urbano e potrà diventare un punto di riferimento stabile per la cultura notturna a Bari.
Come intendete sostenere questo tipo di attività?
Sono previsti avvisi pubblici per il sostegno economico e per la coprogettazione con operatori culturali. L’obiettivo è costruire un’offerta notturna continuativa, capace di integrarsi con la città e con le esigenze dei residenti. Lo spazio individuato sarà presentato ufficialmente nelle prossime settimane, durante una conferenza stampa del Comune di Bari.

La Carboniera è un’installazione donata dall’artista alla città nel 2010, esposta originariamente in piazza del Ferrarese. La città la rifiutò, sia nel dibattito pubblico che vandalizzandola. Dal 2015 si trova alla Cittadella della Cultura in via Napoli. Nel 2021 il Consiglio comunale approvò all’unanimità un trasferimento nel parco dell’ex Caserma Rossani, ma al momento si trova ancora buttata dietro gli edifici principale, nascosta a tutti.
C’è un piccolo, grande “cadavere” che la città di Bari ospita, ed è la Carboniera di Jannis Kounellis. Io la vedo sempre dal lungomare: probabilmente i baresi ormai non la ricordano più, ma nei circoli dell’arte è tristemente nota come una vicenda rimasta irrisolta, una macchia sulla nostra identità cittadina. Si può fare qualcosa?
È un tema aperto. L’opera resterà un elemento importante da affrontare quando sarà definito il nuovo polo dell’arte contemporanea: potrà essere raccontata e contestualizzata in modo adeguato, così che non appaia come un oggetto estraneo.
Si valuta anche un suo spostamento?
Non è escluso. Potrebbe essere lasciata nella posizione attuale ma reinterpretata, oppure trasferita in uno dei futuri contenitori culturali, come la Manifattura Tabacchi. La decisione sarà presa nell’ambito della più ampia strategia per l’arte contemporanea della città.


