Ivan Iusco tra cinema e avanguardia elettronica
Dalla fondazione di Minus Habens alle colonne sonore, la storia del visionario musicista e produttore barese
C’è un nome che ha reso Bari una capitale underground dell’ elettronica mondiale: è Ivan Iusco, compositore e pioniere del genere, capace di trasformare in paesaggi sonori tanto le strade polverose raccontate nel cinema quanto gli orizzonti indefiniti delle avanguardie musicali. Se film come La capa gira sono diventati cult anche per la loro colonna sonora, è proprio grazie a lui, che con la sua musica ha saputo tradurre in note la baresità più cruda e autentica. Ma la sua storia va ben oltre il grande schermo: con l’etichetta Minus Habens, fondata a soli 17 anni, Iusco ha dato vita a una delle esperienze più visionarie della musica elettronica in Italia, aprendo strade allora ancora inesplorate.
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Ivan Iusco e il cinema
Il legame tra Iusco e il cinema nasce alla fine degli anni ’90, esplodendo nel 1999 con La capa gira, il film cult di Alessandro Piva che ha ridefinito l’immaginario cinematografico barese. In questa pellicola, la sua musica diventa parte integrante della narrazione, un flusso sonoro che si muove tra le strade assolate e le periferie dimenticate, tra la ruvidezza del dialetto e la malinconia di vite irrisolte. Non una semplice colonna sonora, ma una vera e propria voce narrante che accompagna i personaggi nel loro vagare inquieto.
Il successo di La capa gira apre la strada a nuove collaborazioni, tra cui un sodalizio artistico particolarmente significativo con Sergio Rubini. Con il regista pugliese, Iusco compone il tema del film L’anima gemella (2002), una partitura che assume tinte oniriche e sensuali, perfettamente in linea con l’atmosfera fiabesca e surreale della storia. Prosegue con la colonna sonora de L’amore ritorna (2004), e in Colpo d’occhio (2008) firma le musiche addizionali, affiancando nientemeno che il maestro Pino Donaggio.
Nel documentario Santa subito (2019), ancora diretto da Piva, Iusco dimostra una maturità compositiva capace di entrare nel cuore della tragedia umana. La storia vera di Santa Scorese, vittima di femminicidio negli anni ’90, è accompagnata da una musica che non invade mai la scena ma si insinua, discreta e dolorosa, tra le pieghe del racconto. Un lavoro che ha contribuito alla vittoria del David di Donatello come miglior documentario, segnando un altro punto fermo nella carriera del compositore.
Il legame con Alessandro Piva si rinnova anche nel 2003 con Mio cognato, film che racconta una Bari a metà tra ironia e disincanto. Ma il percorso creativo di questa colonna sonora non fu privo di ostacoli. In un’intervista Iusco ha rivelato che per Mio cognato, fu la produzione a tentare di respingere parte delle sue composizioni, ritenendole troppo sofisticate per il cosiddetto grande pubblico. Ma fortunatamente il regista Alessandro Piva mi difese e impose le sue musiche, e alla fine quelle stesse composizioni ottennero nel 2004 la nomination ai Nastri d’Argento come miglior colonna sonora.
Nel documentario 376 Days – Nick Cave: Keep It Movin’ (2022), diretto da Claude-Aline Miller e vincitore del Chicago Film Festival, Iusco dimostra una maturità compositiva capace di rapportarsi con il tessuto narrativo in modo del tutto personale. Il percorso di Nick Cave, tra i più rilevanti dell’arte contemporanea americana, dialoga con musiche che ne riflettono i tratti distintivi ed emozionali. Quest’opera, presentata al Guggenheim di New York e al Museo di Arte Contemporanea di Chicago, segna un ulteriore punto fermo nella carriera del compositore.
In più di trent’anni di carriera, Iusco ha firmato oltre 30 colonne sonore per il cinema e la televisione, spaziando tra generi e linguaggi, dal film romantico campioni d’incassi Ho Voglia di Te (2007) con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, al thriller psicologico americano State of Consciousness (2022) con Emile Hirsch, fino alla composizione di due brani per il famoso videogame Cyberpunk 2077 con Keanu Reeves.

È interessante notare come Iusco prediliga l’uso di sonorità elettroniche stratificate, spesso contaminate da elementi acustici minimali. Nei suoi lavori è evidente l’influenza della musica ambient e della scuola elettronica tedesca, ma anche una forte attenzione alle radici culturali del Mediterraneo. La colonna sonora è come un tessuto emotivo che deve avvolgere la scena. La sua formazione nella musica elettronica rende possibile un lavoro spesso su textures sonore più che su melodie tradizionali, cercando l’emozione nei dettagli sonori, nei vuoti, nelle dissonanze.
È proprio questo approccio a rendere il suo lavoro riconoscibile: ogni suono ha un peso specifico nella narrazione, ogni pausa è un momento di riflessione. La musica di Iusco non accompagna semplicemente l’immagine, ma la scava, la trasforma e, talvolta, la contraddice, creando spazi di senso che vanno oltre la visione.
Minus Habens: la rivoluzione elettronica partita da Bari
Nel 1987, a soli 17 anni, Ivan Iusco fonda a Bari l’etichetta discografica Minus Habens, dando ufficialmente inizio a un nuovo capitolo nella storia della musica elettronica italiana. In un’epoca in cui il concetto di musica elettronica era ancora marginale nel panorama nazionale, Iusco intraprende un percorso pionieristico, creando una piattaforma che avrebbe contribuito a far conoscere e diffondere sonorità sperimentali, ambient, industrial e avant-garde ben oltre i confini italiani.
Il nome Minus Habens rappresenta la condizione dell’uomo rispetto alla conoscenza: un orizzonte inarrivabile che lo rende eternamente affamato e che svela al tempo stesso l’immensità e forse l’irrilevanza di un percorso senza meta.Oggi, a più di 35 anni di distanza, Minus Habens è considerata una delle etichette indipendenti più influenti del settore, punto di riferimento per artisti e appassionati che cercano nella musica una forma di sperimentazione libera e radicale.
Le prime pubblicazioni con i Nightmare Lodge
La storia della Minus Habens Records inizia proprio da qui, dai Nightmare Lodge, il primo progetto musicale ufficiale fondato da Ivan Iusco nel 1987 a Bari. Insieme a Gianni Mantelli e Beppe Mazzilli, Iusco dà vita a una formazione che rappresenta non solo le radici dell’etichetta, ma anche il primo laboratorio di sperimentazione sonora che anticipa quella che diventerà la sua grande vocazione: la musica per immagini.
Il debutto con Big Mother In The Strain è già manifesto di una ricerca musicale fuori dagli schemi. Pubblicato su cassetta il 12 dicembre 1987, è anche la prima release assoluta della Minus Habens. Un lavoro che mescola ritualità pagane e cristiane, filastrocche infantili e canti liturgici desacralizzati, in un gioco di contrasti che sfida l’ascoltatore a muoversi tra luce e ombra, armonia e cacofonia. Un approccio concettuale che, già allora, suggeriva una scrittura musicale capace di evocare immagini e stati d’animo complessi, quasi fosse la colonna sonora di un film immaginario.

Negli anni successivi, i Nightmare Lodge proseguono su questa traiettoria visionaria, realizzando lavori come The Oneiric Transgression / Noise And Dream e Ice Skin / The Gospel According To The Men In Black, dove l’alternanza tra suoni rassicuranti e inquietudini dissonanti trova la sua piena espressione nell’album Asylum (1991), il disco che meglio incarna la doppia anima del gruppo: rituale e industriale, oscura e contemplativa.
Con l’ingresso del musicista Russolo nel 1993, la formazione evolve ulteriormente, avvicinandosi sempre di più a un linguaggio sonoro da colonna sonora. Album come Negative Planet (1994), Luminescence (1996) e The Enemy Within (1997) sono profondamente ispirati al cinema di fantascienza e horror, con atmosfere sinfoniche e orchestrazioni che richiamano la grande musica classica, mescolate a tensioni elettroniche e suggestioni ambientali.
Non è un caso che nel 1998 Iusco e i Nightmare Lodge realizzino la colonna sonora del film indipendente di fantascienza Syrena, anticipando quella che diventerà a tutti gli effetti la carriera principale del fondatore della Minus Habens. Anche l’ultima fase del progetto, con album come Blind Miniatures (1999) e Tentacled (2000), segna il passaggio definitivo da sonorità darkwave a paesaggi sonori più cinematografici, sospesi tra suggestioni esotiche e minimalismi surreali.
Nel percorso di Iusco, i Nightmare Lodge rappresentano dunque molto più di un primo progetto musicale: sono il punto di partenza di un viaggio che lo porterà a comporre per il grande schermo, mantenendo sempre quello stesso spirito di ricerca e sperimentazione che già si ascoltava nei suoi primi, visionari nastrI.
Il successo della Minus habens nel mondo
Ben presto l’etichetta diventa un rifugio creativo per artisti che amano infrangere le regole. È il caso dei milanesi Sigillum S, autentici alchimisti sonori che trasformano l’industrial noise in una forma di rituale contemporaneo, mescolando culture esoteriche e sonorità abrasive. Accanto a loro, il progetto britannico Muslimgauze, ovvero Bryn Jones, capace di fondere elettronica sperimentale e pulsazioni mediorientali in un manifesto sonoro di grande forza politica. E ancora Pankow, i fiorentini riconosciuti a livello mondiale come pionieri dell’industrial elettronico, che già negli anni ’80 contaminano synth taglienti, ritmi ossessivi e performance teatrali, lasciando un segno indelebile sulla scena underground europea.
Ma la vera consacrazione arriva con l’ingresso di Brian Eno nel catalogo dell’etichetta. Il padre dell’ambient sceglie proprio Minus Habens per distribuire alcuni dei suoi lavori più eterei e sperimentali, aprendo così la strada a una serie di collaborazioni che porteranno la label barese nell’olimpo della musica internazionale.
I Depeche Mode, icone assolute del synth-pop, affidano all’etichetta remix esclusivi e release destinate ai palati più esigenti. William Orbit, produttore del sound di Madonna negli anni ’90 e dei Blur tra gli altri, sceglie proprio questo spazio per esplorare percorsi più liberi e sperimentali. Anche la penna raffinata e cinematografica di Angelo Badalamenti, celebre per le colonne sonore di David Lynch, trova casa qui con la pubblicazione della soundtrack del film Evilenko, un’opera disturbante e magnetica.
Tutti i miti della scena elettronica mondiale sono passati da Minus Habens: Laurent Garnier, ambasciatore della techno francese; Aphex Twin, genio assoluto della glitch music e dell’elettronica più spiazzante; Front 242 e Front Line Assembly, colonne portanti della Electronic Body Music; Cabaret Voltaire, pionieri dell’industrial britannico; e il duo americano Thievery Corporation, maestri nell’intrecciare dub, lounge e suggestioni cosmopolite.
Così Minus Habens ha fatto molto più che pubblicare dischi: ha creato una geografia sonora alternativa, in cui l’Italia, e Bari in particolare, si sono trasformate in epicentro di una rivoluzione culturale che ha abbattuto confini, generi e pregiudizi. Una storia che ancora oggi continua a far risuonare la sua eco nel panorama internazionale.

L’etichetta che ha attraversato tutti i media
Per Iusco, il supporto fisico non è mai stato solo un contenitore, ma parte integrante dell’opera d’arte. La musica non doveva semplicemente essere ascoltata, ma vissuta, esplorata in tutte le sue forme.
Così, accanto alle prime uscite su cassetta, veri e propri oggetti di culto tra gli appassionati, arrivano i vinili stampati in tirature limitatissime, curati come fossero opere di design. Con l’avvento dei CD, l’etichetta cavalca l’onda senza mai perdere l’attitudine sperimentale: libretti d’artista, confezioni speciali, artwork che trasformano ogni disco in un’esperienza sensoriale completa.
Ma è nel 2005 che Minus Habens scrive un’altra pagina di storia, anticipando di anni le mode del mercato: la compilation BeConnected viene pubblicata su chiavetta USB personalizzata. In un tempo in cui lo streaming era ancora un miraggio e il digitale muoveva i primi timidi passi, Iusco capisce che il futuro della musica è già iniziato e che anche il supporto fisico deve trasformarsi, offrendo contenuti multipli e multimediali: non solo musica, ma video, grafiche, materiali interattivi.
Questa capacità di prevedere – e spesso anticipare – le trasformazioni del mercato ha reso Minus Habens un caso unico: un’etichetta che non ha mai seguito le tendenze, ma le ha create, ponendosi costantemente in anticipo sui tempi.
E oggi, in un’epoca dominata da file immateriali e playlist mordi e fuggi, il lascito di quell’approccio pionieristico è più attuale che mai: la musica può ancora essere un rito, un’esperienza fisica e mentale che non si esaurisce in un clic, ma che invita a fermarsi, ascoltare, toccare, scoprire.
Un’eredità che continua a parlare
Oggi, Minus Habens non è solo una delle etichette storiche dell’elettronica italiana, ma un vero e proprio marchio di culto per chiunque cerchi nella musica qualcosa che vada oltre l’intrattenimento. Le sue produzioni hanno trovato spazio in ambiti cinematografici, televisivi e artistici, con colonne sonore apprezzate anche da registi internazionali.
Nel trentesimo anniversario della label, Iusco ha riflettuto su questo percorso con una lucidità rara:
“La figura del produttore discografico necessita di essere nuovamente immaginata, abbandonando schemi obsoleti per abbracciare una visione più fluida e dinamica.”
Così come la sua musica ha raccontato l’anima più nascosta di Bari, Minus Habens ha tracciato una rotta che ha condotto l’elettronica italiana a confrontarsi con il mondo, mantenendo intatto lo spirito di chi cerca sempre nuove domande, senza temere di non trovare risposte.
Oggi, a distanza di quasi quarant’anni dall’inizio di questo viaggio, Ivan Iusco vive e lavora in California dove continua a muoversi tra mondi sonori con la stessa curiosità di sempre. Che si tratti di firmare le colonne sonore di film di culto o di dare nuova vita alla sua etichetta Minus Habens, il suo lavoro rimane una testimonianza viva di come la musica possa essere molto più di un accompagnamento: può diventare racconto, paesaggio emotivo, materia sensibile capace di restituire la complessità di un luogo, di una storia, di un’intera cultura.
Se la sua carriera è una lunga traiettoria che parte da Bari e si allarga fino ai palcoscenici internazionali, è anche la prova che le radici, quando sono profonde, sanno spingere lo sguardo lontano. E così, tra le strade della sua città, risuona ancora quel battito elettronico che ha dato forma a una nuova estetica musicale, fatta di intuizioni, sperimentazioni e visioni che parlano al presente e guardano al futuro. Un futuro che, per Ivan Iusco, ha sempre il suono di qualcosa che non è mai stato ascoltato prima.


